Crediti PA, l'Ue boccia la deroga all'italiana della direttiva

L’Unione europea alza la voce e minaccia l’Italia di intervenire con una procedura d’infrazione. A scatenare l’intervento di Bruxelles è il d.lgs. n. 212/2012 che recepisce la direttiva  2011/7/Ue sul termine a 30 giorni dei pagamenti da parte delle p.a. alle imprese, termine che arriva a 60 giorni per le Asl, gli ospedali e le imprese pubbliche.

Con una formulazione, poco chiara, il provvedimento estende il termine di pagamento a 60 giorni  a tutti gli enti locali, con una deroga tutta “all’italiana”. Bruxelles ha deciso così di intervenire, sollecitando il governo italiano  a modificare il provvedimento entro il 16 marzo per non incorrere in una procedura di infrazione con tanto di sanzioni pecuniarie.

Ricordiamo che  dei 180 miliardi di debiti accumulati dalle pubbliche amministrazioni e rimasti inevasi nel 2012, 100 miliardi appartengono agli enti pubblici italiani. E oltre all’ammontare del debito, l’Italia primeggia per giorni di ritardo nel pagamento, ben 180 giorni, a fronte di una media  europea di 65 giorni (65 giorni è la media francese, 36 giorni quella tedesca e solo 24 giorni quella finlandese).

Ma può bastare la direttiva per risolvere il problema dei ritardati pagamenti?
Per Paolo Buzzetti, presidente di Ance, sono necessarie anche procedure più semplici e trasparenti. Il  vicepresidente della Commissione Ue Antonio Tajani, in questi giorni in Italia per sensibilizzare sulla puntualità dei pagamenti, propone  di scorporare temporaneamente lo stock di debito inevaso per non aggravare il debito pubblico, e ipotizza, sulla base dell’idea recepita in Spagna, una compensazione dei crediti delle imprese con le tasse dovute o ancora la cartolarizzazione dei crediti, facendo anticipare i pagamenti alle banche che a loro volta si faranno rimborsare dalle p.a.

 

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