La mia personalissima storia è sempre la stessa: tentare di approfittare dei momenti di rallentamento del metabolismo produttivo del settore professionale con la consapevolezza (sono alla seconda generazione di tecnici edili) che si tratta di una fase imprescindibile per un sano percorso di crescita non obbligatoriamente (solo) individuale.
Da tale consapevolezza appunto, provo a tirar fuori la forza per crescere, anche professionalmente, per preparare me stesso a quel ciclo di sana attività tecnica che si spera di poter/dover svolgere con la maggiore tranquillità possibili, una volta che, ovviamente, si siano creati i presupposti per l’inserimento dei processi progettuali ed attuativi del settore edile all’ interno di un sano, meditato, vero programma di sviluppo strutturale.
Affinchè tutto ciò avvenga, è inutile negarlo, non basta solo il tempo, ma serve tanto impegno da parte di tutti, ed in primis da parte di noi operatori.
Il mio personale impegno a migliorare mi vede predisposto ad una continua attenzione alle nuove istanze tecniche, e, non ultime, alle nuove tendenze compositive, come sintomo, forse, di quella idea di affidabilità, che, da giovane Architetto (?… 39 anni…) vorrei riuscire a dare prima a me stesso che alla committenza.
Sarebbe stupendo, ad esempio, utilizzare le nuove tecnologie (Internet) per confrontarsi sull’ argomento, e magari coinvolgere, in tale esperienza, qualcuno dei tanti che, partendo da momenti simili a quello che stiamo vivendo, hanno percorso la strada che li ha portati verso la agognata “tranquillità professionale”.

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