Qui occorre fare una distinzione, che propongo con un’altra domanda: onde ottenere quell’unico valore più probabile, le quattro misure dello stesso angolo vanno rigorosamente trattate con la t.d.e., oppure si può “empiricamente” procedere in maniera meno complessa? (leggi anche Momenti di topografia, rilievo e misurazioni di campagna: della tollerabilità dell’errore e del valore più probabile. Dodicesima puntata)

La topografia, come ogni altra scienza applicata, pur adottando impostazioni e risultati derivati dalle scienze sperimentali e teoretiche, non ha perso del tutto l’approccio empirico, intendendo con ciò la possibilità di risoluzione di particolari problemi anche con l’ausilio dell’esperienza: nelle applicazioni non tutto è stato spiegato in maniera scientificamente esauriente.

Quanto detto potrebbe far inorridire gli eruditi, che taccerebbero di superficialità qualsiasi percorso risolutivo che non sia suffragato da complicate matematiche, le quali ultime, secondo gli stessi, dovrebbero essere la sola guida del tecnico nell’espletamento del proprio lavoro.

Ho sempre avuto la consapevolezza che egli, il tecnico, sia diplomato che laureato, per quanto sia preparato, possiede un bagaglio matematico-scientifico limitato alla particolare branca dei suoi studi, e ciò vale anche per me, naturalmente.

Noi cosiddetti tecnici non siamo né fisici, né chimici, né biologi e né tanto meno matematici, limitandoci ad adoperare solo alcune parti di queste scienze, quelle che appaiono più rispondenti alla soluzione dei problemi da risolvere.

Nel momento in cui non fossimo supportati dal sapere matematico-scientifico, risulta chiaro che dovremmo per forza di cose “chiedere aiuto al sapere empirico“, senza per questo scadere nel pressappochismo. Se quanto detto è riscontrabile quotidianamente, mi sento comunque l’obbligo di precisare  che qualsiasi tecnica è uscita dai “secoli bui”, quando ad essa si sono potuti applicare i principi scientifici, che, dal Seicento in poi, l’hanno sempre più emancipata, fino a giungere ai grandi traguardi raggiunti oggigiorno e ad altri che si possono immaginare nel futuro.

D’altronde, qualsiasi sia l’applicazione in cui si è impegnati, non si può procedere con la sola “praticaccia”: se non vi fosse una valida scuola che insegni il cosiddetto sapere tecnico, le soluzioni sarebbero dense di insidie, anche per la più ampia comunità in cui si opera.

Chiusa questa parentesi, per me doverosa, ritorno ai quattro valori di misura che appresso ripropongo,

 48o  18’ 56”, 48o  18’ 25”, 48o  18’ 58”, 48o  18’57”

Empiricamente e senza incorrere a scorrettezze operative, si potrebbe scartare  il valore 48o  18’25”, considerato come un errore grossolano, e con gli altri tre eseguire la media aritmetica, ottenendo:

 48o  18’57”

A mio avviso, l’applicazione della t.d.e. a questo caso concreto risulta alquanto poco convincente, essendo esiguo il numero delle misure dello stesso angolo; comunque molti operatori propendono per questo tipo di percorso anche nelle condizioni suddette, ottenendo risultati non molto dissimili da quelli dell’approccio empirico visto sopra, che ritengo convincente.

Comunque, occorre onestamente dire che con la t.d.e  non solo si riesce ad eliminare gli errori grossolani e a  calcolare il valore più probabile, ma anche la sua precisione, da confrontare con quella eventualmente imposta a priori dal capitolato dei lavori; ma anche con tutte questi controlli, nel caso concreto che ho prospettato, l’approccio empirico lo considero praticabile, esponendomi sicuramente a molte critiche.

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