Non ho una storia, ma vi inoltro comunque la mia lettera di protesta inviata ad Inarcassa.

“Sono una giovane collega, iscritta all’Ordine degli Architetti della Provincia di Foggia, ed esprimo queste mie considerazioni in riferimento a particolari aspetti connessi alla nostra vita professionale ed in particolare alla Riforma Previdenziale proposta da Inarcassa e approvata dal Ministero del Lavoro.

Per la mia generazione, si sa, i tempi non sono dei migliori; la crisi economica che il nostro paese sta attraversando si riversa prevalentemente su di noi; lavoriamo, lavoriamo tanto, anche quando in realtà non c’e nulla su cui lavorare, ma ci impegnamo ugualmente per riempire le nostre giornate di qualcosa che dia un senso alle nostre ambizioni. Ambiziosi certo, choosy per qualcuno ….. si forse lo siamo; choosy perché abbiamo scelto di studiare per garantirci un futuro, perché alle discoteche abbiamo preferito tavoli da disegno e computers, perché i nostri genitori hanno compiuto sacrifici per consentirci di diventare qualcuno e offrirci un domani. Choosy perché non è giusto chiederci di gettare la spugna e accettare di pagare le colpe delle generazioni che ci hanno preceduto e diventare vittime di un sistema fallimentare”.

Si parla tanto di precariato giovanile, ma di noi “precari per natura” non si parla mai.

Per noi, liberi professionisti “in divenire”, la situazione è poco meno che drammatica, investiamo su noi stessi tempo e denaro, rischiamo ma lo facciamo con passione. Tutto senza alcuna tutela né garanzia, con un sistema previdenziale che solo chiede, e poco da in cambio; e non posso non pensare in questo momento alla mancanza di tutele reali alla maternità, quasi fossimo mamme di serie B. Noi non possiamo permetterci di rimanere a casa, anche se le minacce d’aborto ci fanno paura, e io ne so qualcosa; non possiamo curare i nostri bambini oltre il terzo mese, e se occorre fare un sopralluogo col pancione che pesa…noi ci siamo. Anche se poi vediamo, con un po’ di rabbia, donne più fortunate di noi, semplicemente perché dipendenti statali, stare a casa per anni con lo stipendio garantito…ma questa è un’ altra storia!

In questo contesto, la riforma previdenziale di Inarcassa ,approvata dal ministero del Lavoro, non fa altro che gettare benzina sul fuoco.

L’aumento considerevole dei contributi minimi, colpisce esclusivamente, proprio questa fascia di professionisti; molto spesso paghiamo solo il contributo minimo, non per un ingiusto privilegio, ma perchè il fatturato è talmente irrisorio che non consente di versare somme eccedenti la soglia minima (per non parlare dei casi n cui il contributo supera il fatturato!). Aumentare l’importo dei contributi minimi significa sottrarre ulteriori finanze da tasche già troppo vuote, come d’altronde con l’eliminazione dell’esenzione del contributo integrativo nei rapporti di collaborazione. Tali rapporti interessano prevalentemente i neo laureati, che muovono i primi passi in studi professionali altrui, alle dipendenze di colleghi “maturi ed esperti” ai quali l’idea di versare qualche decina di euro in più ai propri sottoposti non sfiora neanche l’immaginazione… “sai, c’è crisi…”; e allora via altri soldi dalle già ridicole retribuzioni (quando si è fortunati ad averne…).

Ma, come si dice, oltre al danno la beffa; per coloro che fatturano pù di 120.000 euro, ecco pronto una sorta di premio di produttività…l’eliminazione del contributo di solidarietà pari al 3 % del fatturato. Se pensiamo che, spesso, questi signori dal fatturato a sei cifre, sono gli stessi che impiegano nei propri studi giovani senza alcun compenso, o nella migliore delle ipotesi per poche centinaia di euro rigorosamente fatturate …. Signori colleghi la rabbia è d’obbligo.
…… non tutti abbiamo la fortuna di ereditare studi o imprese di costruzioni; quello che abbiamo è frutto del nostro sacrificio e del nostro impegno.
Azioni del genere non fanno che accentuare il conflitto generazionale, un conflitto che nuoce a tutti, anche ai “vecchi” dei nostri Ordini, i quali senza la freschezza, l’entusiasmo e la passione dei giovani colleghi perderebbero un contributo significativo alla propria vita professionale.
Con un po’ di rabbia, ma con la speranza, certamente ambiziosa, di aver apportato un contributo alla discussione interna al nostro mondo, che serva a far riflettere sugli errori commessi, colgo l’occasione per offrirvi i miei cordiali saluti”.

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