Le nuove norme introdotte con il d.P.R. 137/2012 sulla Riforma delle Professioni, anziché migliorare la professionalità dei tecnici iscritti ai rispettivi ordini professionali, a garanzia e vantaggio del cliente, rischiano di diventare solo un ulteriore carico economico-lavorativo che graverà sulle spalle dei professionisti tecnici italiani. È questa la tesi di UPIAL, associazione di categoria di ingegneri, architetti e altri laureati nelle discipline tecnico scientifiche, che ha inviato una lettera aperta a tutte le forze politiche impegnate in queste settimane nella campagna elettorale.

Gli elementi specifici della Riforma delle Professioni, su cui l’UPIAL intende aprire una discussione con la politica italiana, sono sostanzialmente tre: l’obbligo di formazione continua, l’obbligo di assicurazione RC professionale e la costituzione dei consigli di disciplina.

“Con particolare riferimento ai primi due aspetti”, scrive il presidente Luigi Grimaldi, “il pericolo è che si avvantaggeranno i professionisti più abbienti e perché no anche quelli più furbi, che potranno comprare una posizione di maggiore vantaggio rispetto a colleghi meno fortunati o a colleghi più giovani”.

Obbligo di formazione continua
I dubbi dell’UPIAL su questo punto della Riforma delle Professioni (comma 1, art. 7 del d.P.R. 137/2012) riguardano la lacunosità del decreto circa le effettive modalità sia di erogazione che di fruizione della formazione continua.

In particolare, Grimaldi contesta la mancanza nel decreto di elementi precisi che chiariscano l’impatto in termini economici e di impegno da parte dei professionisti. Le sanzioni disciplinari collegate alla mancata formazione continua sono, peraltro, “non ancora ben chiare e delineate (sospensione, ammenda, radiazione, altro?)”.

“Infatti”, prosegue la lettera, “nel decreto sulla Riforma delle Professioni non viene specificato in alcun modo come il professionista contravvenente tale norma potrà essere effettivamente sanzionato”.

“Altro aspetto che pone molti dubbi sull’esito di tale norma”, prosegue la sua requisitoria Grimaldi, “consiste soprattutto, nel non sapere se ed in che modo questa formazione obbligatoria sarà economicamente onerosa ne se sarà fruibile o almeno integrabile con i convegni e/o seminari tecnici organizzati, gratuitamente, da società o enti operanti nei vari settori tecnico-scientifici”.

“Se la formazione obbligatoria dovesse avvenire esclusivamente a titolo oneroso”, è la conclusione del ragionamento dell’UPIAL, “sarebbe un serio scalino per l’accesso all’attività professionale, sia dei professionisti giovani, che di quelli che dispongono di un esiguo portafoglio lavori”.

Obbligo dell’assicurazione RC professionale
“La trasformazione in un obbligo permanente di dotarsi di un’assicurazione che copra i rischi professionali”, è il timore di UPIAL, “si tramuterà sicuramente in un nuovo business che farà lievitare i costi assicurativi e schiaccerà nuovamente il professionista più debole economicamente a tutto vantaggio di quel professionista che dispone di maggiori possibilità economiche”.

Costituzione dei consigli di disciplina
Fino ad oggi i consigli di disciplina erano tenuti dai consigli degli ordini provinciali che provvedevano mediante una procedura prestabilita la funzione di poter giudicare i comportamenti e l’operato dei propri iscritti, applicando ove necessario le dovute sanzioni disciplinari; con il nuovo decreto le cose cambiano, dovranno essere istituite strutture parallele agli ordini professionali che saranno preposti al giudizio dei professionisti reputati manchevoli. Tali strutture saranno create scegliendo i loro membri fra nominativi proposti dall’ordine provinciale; proponendo di fatto la creazione di una propaggine dell’ordine provinciale che dovrebbe garantire la vigilanza ed il controllo sull’operato dei professionisti ad esso afferenti.

“Se questo è il concetto di semplificazione proposto dal decreto”, scrive Grimaldi, “siamo, come al solito, al paradosso istituzionale; semplifichiamo complicando ulteriormente”.

“Un ulteriore aspetto penalizza il professionista iscritto nella sezione B”, prosegue UPIAL, “in quanto, qualora dovesse essere sottoposto ad inchiesta disciplinare, si troverà ad essere giudicato da un consiglio composto per maggioranza da professionisti iscritti nella sezione A, ciò in contrapposizione a quanto stabilito nel DPR 238/01 nel quale si prescrive che il giudizio di disciplina degli iscritti nella sezione B dovrà avvenire solo da parte di suoi pari, (art.4 d.P.R. 328/2001)”.

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