Tutela del territorio, il Manifesto dei Geologi per i partiti in vista delle elezioni

La crisi economica non può e non deve diventare l’alibi per non affrontare un problema che non è più rimandabile e che si ripresenta, ormai con cadenza insopportabile: la gestione del territorio non è un costo ma un volano per l’economia oltre che indicativo del grado di civiltà di una nazione.

In vista delle imminenti elezioni politiche i Geologi italiani chiedono agli schieramenti politici l’impegno di assumere in tempi rapidi decisioni efficaci sui processi di riforma delle politiche di prevenzione ancora scarsamente applicate e assolutamente carenti di risorse economiche.

In particolare richiamano l’attenzione sui seguenti punti:

1) La prevenzione del rischio sismico e idrogeologico deve essere messa fra i primi temi di intervento del prossimo Governo nazionale. Serve un programma di azioni concrete, supportato da risorse immediatamente spendibili, in modo da creare investimenti duraturi che determinino risparmi di vite umane e sicurezza permanente piuttosto che rincorrere interventi postevento, molto più costosi e spesso di limitata efficacia.
Esso deve essere basato sulla reale conoscenza delle Pericolosità sintetizzate tramite mappe rigorose e complete, in grado di evidenziare le aree a criticità decrescente in relazione alla possibilità del manifestarsi di fenomeni naturali calamitosi. Tale conoscenza, così scarsa in generale, laddove è già stata affrontata deve essere aggiornata alla luce delle variazioni climatiche e degli interventi antropici. Tali strumenti cartografici, che i geologi ritengono debbano essere dinamici e non statici, nel senso che vanno periodicamente aggiornati, devono trovare immediato riscontro negli strumenti urbanistici comunali affinché sia possibile consentire di pianificare correttamente lo sviluppo futuro del territorio.

2) In ragione delle Pericolosità e del Rischio occorre definire validi Piani organici di Intervento che permettano di individuare le priorità da affrontare ma anche il reperimento delle risorse economiche necessarie per gli interventi di messa in sicurezza.

3)  L’eccessiva frammentazione delle competenze, attualmente imbrigliata in una infinità di enti, che peraltro spesso si ostacolano fra di loro, è fonte di incertezze tra chi deve intervenire e fin dove intervenire, creando continui alibi e continui rinvii, inaccettabili per un Paese progredito come il nostro. Tali sovrapposizioni devono essere riviste, anche attraverso l’accorpamento di alcuni enti.

4) Lo Stato, pur nel rispetto delle autonomie locali, in tema di governo del territorio deve assumere un ruolo più forte ed incisivo affinché metodi e strategie locali non differiscano da regione a regione rendendo complicato l’approccio e spesso inutile l’intervento. Tale coordinamento non può prescindere dall’istituire una vera e propria direzione scientifica che renda omogeneo il lavoro a livello locale in qualsiasi regione del Paese.

5)  Devono essere definiti tempi certi per la realizzazione delle opere strategiche di mitigazione del rischio. In molti casi il tempo che passa dal momento in cui si è deciso di intervenire alla chiusura dei lavori è troppo lungo, con una eccessiva esposizione al rischio della popolazione e dei beni. In questo senso sarebbe auspicabile che l’approvazione di queste opere sia soggetta ad un’autorità regionale che contingenti i tempi e gli iter burocratici.

6) Serve il riconoscimento responsabile di una impostazione etica del problema, per cui la messa in sicurezza del territorio, in quanto strategica, ha bisogno di essere agevolata e favorita in tutti i modi. Ad esempio istituendo un’autorità regionale per l’approvazione delle opere strategiche che sia in grado di contingentare i tempi degli iter burocratici e ancora, riconoscendo ai privati che adeguano i propri edifici – riducendo il rischio idrogeologico o mettendo in atto un appropriato adeguamento sismico – la possibilità di godere di benefici fiscali, quali per esempio la detrazione degli oneri di indagine, progettazione e realizzazione delle opere di adeguamento, alla stregua del fotovoltaico o del solare termico. Analogamente si può dire dell’IVA, che potrebbe essere ridotta o annullata, liberando risorse che possono essere investite in altre opere di messa in sicurezza.

7) Devono essere contrastate pesantemente le azioni di enti locali, operatori economici, singoli cittadini che non rispettano le condizioni di pericolosità geologica definite negli strumenti urbanistici. Non deve più essere possibile attuare con soldi pubblici interventi di messa in sicurezza per edifici privati costruiti in zone classificate a rischio. Gli edifici costruiti in zone classificate a rischio elevato che non possono essere messi in sicurezza devono essere demoliti.

8) Ogni edificio dovrà essere dotato di un Libretto del Fabbricato in cui sia riportata non solo la storia strutturale del manufatto, ma anche le caratteristiche geologiche, geomorfologiche, idrogeologiche, sismiche e geotecniche dell’ area su cui esso insiste.

9) Data la dipendenza energetica dell ‘Italia è necessario attuare una nuova politica energetica. Un’attenzione speciale deve essere dedicata alla energia geotermica a bassa entalpia per il riscaldamento degli edifici, che viene utilizzata con successo in molti paesi europei (Svezia, Austria, Svizzera, Germania, Danimarca e purtroppo in misura minoritaria anche in Italia), Stati Uniti e Giappone, fornendo un notevole risparmio energetico, grazie al notevole sviluppo delle pompe di calore geotermiche. Si propone, pertanto, che il Governo, per quanto riguarda l’energia geotermica a bassa entalpia, si faccia parte diligente per la promozione di una legislazione adeguata e aiuti finanziari (borse di studio o prestiti) per lo sviluppo della geotermia.

10)La legge mineraria attuale è obsoleta per la realtà di oggi. E’ necessario sviluppare una nuova legge mineraria al fine di affrontare lo studio e la soluzione delle nuove sfide della nostra industria mineraria (rocce ornamentali, prodotti di cava, ghiaia e aggregati, cattura e stoccaggio di C02, ecc.). Oggi abbiamo tante leggi su cave e miniere quante sono le Regioni. I geologi che vedono il limite delle tante diversità locali ritengono che lo Stato, anche in questo caso, debba svolgere un ruolo di indirizzo e coordinamento che tenga conto dei superiori interessi generali del Paese e non semplicemente di quelli locali.

Allo stesso modo riteniamo sia il momento di rivedere la legge urbanistica nazionale che risale al 1942, per sostituirla con una legge sul Governo del Territorio che, trattando preventivamente tutte le pericolosità geologiche, geomorfologiche, idrogeologiche, sismiche fino all’equilibrio costiero, disegni la cornice entro la quale tutte le Regioni debbano muoversi senza alcuna eccezione.

11) Deve essere rafforzata la presenza delle materie geologiche nei programmi delle Scuole superiori per una maggiore diffusione della cultura geologica(…).

12) Porre l’attenzione alle professionalità presenti nella pubblica amministrazione ai vari livelli dove la geologia è davvero scarsamente rappresentata. Non si tratta ovviamente di una mera richiesta di posti di lavoro ma della consapevolezza che le grandi calamità naturali e la stessa evoluzione del nostro territorio non possono essere efficacemente e validamente affrontati senza conoscere i principi fondamentali della geologia.

Fonte: Consiglio Nazionale Geologi Italiani

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