Mi sono laureato quasi 11 anni fa, ma ancora ricordo i motivi che mi hanno fatto propendere per il lavoro dipendente.

Allora mi sembrava praticamente impossibile conciliare il desiderio di indipendenza economica con la libera professione. In pratica appariva evidente come, volendo intraprendere un’attività in proprio, fosse indispensabile gravare ancora per molto tempo (anni?) sulle spalle dei genitori. Questo per me era inaccettabile.

Secondariamente non avevo “santi in paradiso”: nessun parente ingegnere o architetto, nessun conoscente imprenditore edile. Insomma non avevo speranze di avere rapidamente una qualche soddisfazione economica.

E poi volevo sposarmi e mettere su famiglia… praticamente inconciliabile senza un “paracadute”.
Per questi motivi ho accettato di buon grado il mestiere di ingegnere dipendente. Ci sono pro e contro come in ogni cosa. La certezza di avere uno stipendio a fine mese è il maggiore dei pro, anche se oggi la crisi economica sta minando questo aspetto. La scarsità di autonomia è il maggiore dei contro, ma può dipendere dal proprio ruolo e dal tipo di azienda.

Con il tempo che passa e le esperienze che si accumulano, non si può escludere che un giorno si possa fare il passo verso la libera professione, magari affiancandola all’inizio con il lavoro dipendente principale.
Guardando indietro e pensando al futuro, penso proprio che oggi rifarei le stesse scelte di un tempo.

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