La TARES? Peserà sulle tasche degli italiani per circa 2 miliardi di euro in più rispetto alla TARSU e alla TIA. A denunciarlo è un recente studio della CGIA di Mestre. E intanto, a poche ore dalla notizia dell’emendamento proposto dal senatore D’Alì per fare slittare il tributo a luglio 2013, arriva la bocciatura della Commissione Finanze, secondo la quale mancherebbe la copertura finanziaria per mettere in atto la proroga.

A fare le spese della TARES, che sta prendendo il posto dell’IMU nella poco invidiabile classifica delle tasse più odiate degli italiani, saranno soprattutto le attività commerciali. Secondo la CGIA di Mestre che ha realizzato lo studio sull’impatto della TARES, rispetto allo scorso anno un capannone industriale di 1.200 mq subirà un aggravio di 1.133 euro, pari al 22,7% in più rispetto a TARSU o TIA.

Un negozio di 70 mq, invece, dovrà sborsare per la gestione dei propri rifiuti 98 euro in più: il 19,7% in più di quanto pagato nel 2012.

Ma anche per le abitazioni private il conto sarà salato. Sempre secondo la CGIA, infatti, un appartamento di 114 mq subirà, per via dell’applicazione della TARES, un aggravio dei tributi di 73 euro, ossia un impressionante +29,1% in più rispetto all’anno appena passato.

Questa situazione – sottolinea Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – rasenta il paradosso. Con la crisi economica e il conseguente calo dei consumi, le famiglie e le imprese hanno prodotto meno rifiuti. Inoltre, grazie all’aumento della raccolta differenziata avvenuto in questi ultimi anni un po’ in tutta Italia, il costo per lo smaltimento degli stessi è diminuito. Detto ciò, con meno rifiuti e con una spesa per lo smaltimento più contenuta tutti dovrebbero pagare meno. Invece, anche con la Tares subiremo un ulteriore aggravio della tassazione”.

Quali sono le ragioni di questi aumenti?

In primo luogo, la TARES dovrà assicurare un gettito in grado di coprire interamente il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, vincolo non previsto con l’applicazione della Tarsu. In secondo luogo, si prevede una maggiorazione su tutti gli immobili pari a 0,3 euro al metro quadrato con la quale si andranno a finanziare i servizi indivisibili dei Comuni (illuminazione pubblica, pulizia e manutenzione delle strade, ecc.) Si tenga presente che i Comuni potranno elevare questa maggiorazione sino a 0,4 euro al metro quadrato.

Dall’analisi dei bilanci dei Comuni italiani (anno 2010) è emerso che lo scostamento tra quanto incassato con la TARSU/TIA e il costo del servizio di raccolta e smaltimento ammonta a circa 0,9 miliardi di euro. Secondo la CGIA si tratta di una stima sottodimensionata: nell’analisi mancano i dati relativi alla Valle d’Aosta, inoltre non si è potuto tener conto del fatto che alcune amministrazioni comunali esternalizzano il servizio di smaltimento dei rifiuti a società collegate.

Fonte CGIA Mestre

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