Il nuovo decreto legislativo sulla certificazione delle competenze non piace né a Confindustria né ai Sindacati.

Il decreto legislativo è stato approvato dal CdM (leggi anche Competenze professionali, finalmente un sistema di certificazione) in seguito ai solleciti dell’UE. Teoricamente, il decreto dovrebbe permettere ai cittadini di vedersi riconosciute le competenze acquisite in ambito lavorativo, scolastico e extra-lavorativo o extra universitario. Naturalmente un sistema di enti di certificazione deve definire requisiti standard utili a ottenere la certificazione. Tutte le competenze utili vanno a formare un curriculum spendibile a livello nazionale ed europeo.

Sia secondo Confindustria sia secondo i Sindacati, il problema stà proprio in come il decreto prevede di strutturare gli enti di certificazione, vale a diure concentrando tutto nelle mani del Pubblico.

Da un lato il direttore dell’area education di Confndustria  Claudio Gentili sostiene che  il sistema pensato per la certificazione delle competenze è un sistema costruito sulla burocrazia e per questo motivo rimarrà un “libro dei sogni”, non decollerà. Affidare alla burocrazia la valutazione dei requisiti minimi delle competenze è troppo rischioso. Secondo Gentili, tale compito dovrebbe spettare invece alle parti sociali. Le istituzioni pubbliche devono solo convalidare ciò che viene definito dai Sindacati e dalle imprese.

Dall’altra, Fabrizio Dacrema, del Dipartimento formazione e ricerca della Cgil, sostiene che il pilastro del decreto e del nuovo sistema dovrebbe essere il Repertorio nazionale dei titoli di formazione e delle qualifiche richiamato e previsto nel decreto legislativo (art. 8). In sostanza, recita il decreto, gli apprendimenti certificati dovranno essere raccolti in un Repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali, accessibile e consultabile su internet. Fino a oggi la mancanza di tale Repertorio è stata un grave problema anche per l’orientamento, di giovani e adulti. Riusciremo a istituirlo anche in Italia?
Inoltre Dacrema contesta, come Gentili di Confindustria, il profilo pubblico del Comitato che dovrà stabilire i requisiti essenziali utili a ottenere la certificazione.

È opinione diffusa, dunque, che per migliorare il decreto gli standard minimi debbano esser definiti dalle imprese e dai Sindacati, e non essere affogati nella burocrazia.

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