Abolizione tariffe e tirocinio: spazio ai giovani o calo di qualità delle prestazioni

Il 19 Gennaio 2012 scade il termine per l’approvazione del cosiddetto “Decreto Liberalizzazioni”, un pacchetto costituito da 28 articoli sui temi più disparati: dalla liberalizzazione dei servizi a mezzo posta all’aumento del numero di farmacie, dalla variazione della durata delle concessioni balneari all’arrivo di nuovi concorsi per notai (da qui il dubbio di aver sbagliato mestiere…).

Nello specifico voglio però soffermarmi sul tema dei tirocini formativi dei giovani e sull’abolizione delle tariffe professionali.

Per quanto riguarda il primo punto, la possibilità per i giovani di fare tirocini o pratiche per la iscrizione agli albi professionali sfruttando l’ultimo biennio di studi, appare effettivamente come un’opportunità non trascurabile.

Al momento infatti il mondo dell’università, per quanto basilare per la formazione dei futuri professionisti, è quanto di più lontano ci sia dal mondo del lavoro e dalla ruvida concretezza della realtà quotidiana. Di sicuro per poter affrontare qualsiasi situazione è indispensabile avere un bagaglio di conoscenze “teoriche” il più ampio possibile, ma risulta poi doveroso fornire un ponte di collegamento fra la teoria dei libri e le modalità di applicazione di quanto appreso.

Se ripenso ai corsi frequentati all’università mi vengono in mente i grafici con il ciclo di Carnot e di Rankine e le leggi della termodinamica, la definizione di decibel e le leggi di propagazione del suono: indubbiamente tutte nozioni utilissime per il calcolo del rendimento di una macchina termica o per il calcolo della pressione sonora.

Tuttavia mi sarebbe stato sicuramente utile anche avere qualcuno che, nel piazzale di un supermercato o sul retro di un centro commerciale, mi mostrasse la differenza fra un roof top e un chiller, o che mi spiegasse il funzionamento di un fonometro o che comunque mi dicesse nella realtà a cosa servivano tutti quei calcoli e quelle formule: capire tutto questo durante un tirocinio formativo negli ultimi anni dell’università mi avrebbe di sicuro fatto evitare alcune figure barbine durante l’apprendistato o per lo meno quella perenne espressione di stupore di fronte al mondo reale. 

Oppure avrebbe evitato a molti colleghi alle prime armi la tipica espressione da cane bastonato quando al primo colloquio, freschi freschi di laurea, si sentono chiedere se hanno mai presenziato alla posa delle condotte dell’acquedotto, se hanno mai assistito un responsabile di cantiere, se hanno mai assistito alla realizzazione di uno scavo per la posa di XXX. Inutile dire che la risposta era sempre no!

Per cui ben venga un periodo formativo che consenta di avere una visione d’insieme delle cose, che permetta di capire perché effettivamente è importante studiare tutte quelle formule e quei teoremi: vedere dove saranno utili, darà maggiore impulso allo studio ed all’approfondimento di quanto appreso!

Per quanto riguarda invece l’abolizione delle tariffe professionali, avere qualche dubbio è inevitabile.

 L’abolizione delle tariffe consente ad esempio ad un privato di poter scegliere il professionista col prezzo più vantaggioso; questo fattore obbligherà pertanto tutti i professionisti ad un brusco risveglio, obbligandoli a rivedere il proprio profilo professionale al fine di essere ancora competitivi  sul mercato.  Tale aspetto dovrebbe così facilitare l’ingresso di giovani professionisti sul mercato, contrastando la vecchia abitudine di rivolgersi al tecnico più esperto rispetto a quello alle prime armi, vista la parità di costo delle prestazioni.

Tuttavia vi è anche il rischio che, nella corsa al ribasso al fine di raccogliere un maggior numero di clienti, la qualità del lavoro passi in secondo piano rispetto alla sveltezza di elaborazione. E c’è da aggiungere purtroppo che non sempre il cliente è in grado di cogliere questa sfumatura: un lavoro ben fatto richiede il giusto tempo per farlo e questo ha di conseguenza dei costi che non sempre sono inferiori a quelli della concorrenza.

Senza poi considerare che una pratica mal fatta è seguita il più delle volte da richieste di integrazione,  approfondimenti, ulteriori incartamenti da presentare agli enti ovvero tutti supplementi che hanno costi successivi.

Pertanto non ci resta che rimanere in attesa dell’evoluzione degli eventi, per vedere da che parte pende l’ago della bilancia.

E mentre continuo a chiedermi se il numero dei notai è veramente così insufficiente per la nostra sopravvivenza, mi auguro che la corretta professionalità dei tecnici e la voglia di fare dei giovani continui ad essere premiata… o perlomeno riconosciuta.

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