Una vera e propria doccia scozzese sulle piccole e media imprese dal maxi emendamento al Decreto Sviluppo bis (la cui fiducia al maxi emendamento è stata incassata stamattina dal Governo in Senato), da cui sparisce la disposizione che consentiva l’autocertificazione DURC, il documento unico di regolarità contributiva, per favorire la partecipazione alle gare d’appalto nel settore dei lavori pubblici.

Fino a pochi giorni fa, infatti, nel testo del decreto era previsto che, in caso di inerzia o ritardo da parte della p.a. nella elaborazione del DURC, alle imprese fosse consentito esibire un’autocertificazione DURC, per così dire, auto prodotta. Ora di tutto questo non c’è traccia nel testo, per cui il DURC presentato deve essere obbligatoriamente quello fornite dagli enti preposti al rilascio.

L’emendamento al Decreto Sviluppo bis sull’autocertificazione DURC era stato depositato in Commissione Industria del Senato. Con un decreto del Ministro dell’Economia, da emanare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, sarebbero state definite “misure per consentire alle imprese, che non sono in possesso del DURC, in ragione di comprovate difficoltà economiche e finanziarie dovute anche a ritardati pagamenti da parte della pubblica amministrazione, la partecipazione alle procedure di affidamento per la fornitura di beni e servizi e per la realizzazione di lavori, dichiarando la propria condizione all’atto della domanda o accettazione dell’invito” (leggi anche Decreto Sviluppo bis, imprese in difficoltà ammesse alle gare anche senza DURC).

Ma non basta. Sempre nella versione del Decreto Sviluppo bis precedente al maxi emendamento, era stata eliminata la norma che obbligava alla responsabilità solidale delle imprese appaltatrici nel caso di mancato pagamento dell’IVA o dei contributi previdenziali da parte dei subappaltatori. Insomma, una doppia doccia fredda per gli imprenditori operanti nell’ambito dei lavori pubblici.

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