Ieri sera, a Rio de Janeiro, è morto l’architetto Oscar Niemeyer. Aveva 104 anni. La notizia è stata inizialmente diffusa data dalla tv brasiliana Globo, che ha interrotto la programmazione, per fare il giro del Mondo in brevissimo tempo. Oscar Niemeyer era ricoverato all’ospedale Samaritano di Rio, dove era sotto sedativi da quando le sue condizioni si erano aggravate qualche giorno fa. In maggio era stato ricoverato per una polmonite e, il mese precedente, era stato in ospedale 12 giorni.

Fu: pioniere del cemento armato, inventore dell’open space, realizzatore dell’idea di architettura democratica, architetto lontano dai fasti degli architetti di oggi. È stato tutto questo. E ci ha lasciato una grande eredità.

Con lui se ne va il padre di Brasilia, la “nuova” capitale del Brasile, inaugurata nel 1960. Il lutto che consegue alla sua morte è grande per tutto il mondo dell’architettura, ma è necessario fare una precisazione. Il titolo di “padre di Brasilia” non è del tutto esatto: Niemeyer è stato l’architetto a cui il governo brasiliano  affidò gli edifici più importanti della nuova capitale, è vero, ma la pianta urbanistica della città è di Lucio Costa. Il presidente Juscelino Kubitschek è colui al quale è giusto affidare l’appellativo di “padre di Brasilia”, perché fu lui che la immaginò e che volle realizzarla, per stimolare l’industria, avvicinando aree distanti del paese al fine di portare il progresso dove non era ancora arrivato. Di Niemeyer è molto interessante il fatto che lavorò al progetto degli edifici con lo stipendio di funzionario dello Stato: alla faccia delle archistar di oggi che vogliono parcelle che affossano i progetti.

Ripercorriamo (molto in breve) la sua carriera e capiamo perché abbiamo titolato l’articolo “tutto il contrario dell’archistar”.

Fine anni ’50. Niemeyer era già conosciuto per i suoi lavori modernisti a Belo Horizonte. Le sue idee prevalsero infine su quelle del suo maestro Le Corbusier quando prese parte al gruppo che aveva progettato il palazzo di vetro dell’Onu a New York.
Anni ’60 e anni ’70, gli anni di Brasilia. Progettò l’Alvorada (residenza privata del Presidente della Repubblica, a Brasilia), il Planalto (il Quirinale brasiliano, inaugurato a Brasilia nel 1960), il Congresso e il Supremo Tribunal. Uno dei suoi progetti più famosi è però quello della cattedrale di Brasilia (inaugurata nel 1970), una forma copiata da tutti.
L’armonia delle curve dei progetti dei palazzi di Brasilia si sposavano perfettamente con l’altopiano centrale del Brasile, il cemento era il materiale ideale per riempire il vuoto totale che c’era prima della creazione della città. Brasilia è l’esempio del credo egualitario applicato all’architettura: i quartieri erano divisi per funzionalità, con gli edifici tutti simili, un po’ alla russa.
Guardando queste forme si capisce di cosa si parla quando si parla di “curve alla Niemeyer”, che furono consentite da quella che allora era la “nuova tecnica” del cemento armato. Già vecchietto, allora dichiarò che quelle forme erano ispirate alle curve delle ragazze che prendevano il sole sulla spiaggia di Rio. Ma anche alle montagne attorno alla città. Amava a tal punto, però, le forme delle ragazze che a Rio inventò il Sambodromo, lo stadio per le sfilate del carnevale. Arnoldo Mondadori si innamorò di quelle curve, e volle affidare all’architetto carioca il progetto della nuova sede della casa editrice alle porte di Milano. Niemeyer lo ritenne il suo edificio più bello. Disse al Corriere della Sera: “Anche alla Mondadori, in quegli anni, si respirava un clima di audacia e innovazione”. E lui progettò una cosa nuova, il vuoto e il pieno insieme.

L’arte e l’espressività di Niemeyer hanno evidentemente e fortemente caratterizzato Brasilia, più esplicitamente che non il progetto urbanistico: forse per questo diventò la sua città.

E gli interni? A giudicare dai suoi progetti di interior realizzati si può dire che fu il teorizzatore dell’open space.

Niemeyer ha sempre dato di sé l’idea dell’architetto ispirato, non esaltato, sincero, provocatore. Avrebbe potuto progettare le case più lussuose del mondo, ma continuò a fare progetti di edifici pubblici. “La giustizia sociale è l’unico obiettivo da raggiungere”. Contenne molto i viaggi fuori dal Brasile, anche perché aveva paura dell’aereo: “La vita è più importante dell’architettura” diceva.

 

Nell’immagine:  il Supremo Tribunal Federal a Brasilia. Foto di Alex Pereira.

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