Imu per Chiesa e enti no profit, 50 sfumature di esenzione

Sull’Imu (e l’eventuale esenzione) per gli immobili della Chiesa e degli enti no profit, è finalmente intervenuto il Ministero dell’Economia e delle Finanze con alcuni chiarimenti, dopo l’ok con riserva del Consiglio di Stato (leggi anche “Imu Chiesa e enti no profit, sì con riserva del Consiglio di Stato“). E’ stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 23 novembre scorso il decreto ministeriale n. 200/2012  “Regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 91-bis, comma  3,  del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito,  con  modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27 e integrato dall’articolo  9,  comma 6, del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 17”.

Il provvedimento chiarisce che  l’esenzione da IMU vale solo per le parti dell’edificio destinate ad attività svolte con modalità non commerciale e precisa quando un’attività può essere definita senza scopo di lucro e come individuare la proporzione tra aree commerciali e no profit negli edifici a destinazione mista.

Il d.m. definisce come “non commerciale” le attività che si svolgono senza scopo di lucro e non in concorrenza con altri operatori del mercato. Lo statuto di queste attività  deve prevedere il divieto di distribuire utili e avanzi di gestione a favore di amministratori, soci, partecipanti, lavoratori o collaboratori, ma di reinvestirli in attività utili allo sviluppo delle attività funzionali al perseguimento dello scopo di solidarietà sociale.

Per classificare le attività ricettive, culturali, ricreative e sportive come non commerciali viene preso il corrispettivo simbolico come parametro.

Chiarimenti anche in merito al rapporto proporzionale tra aree  destinate alle attività a scopo di lucro, che devono pagare l’Imu, e gli spazi per  attività non commerciali, esenti dall’imposta.

Il rapporto proporzionale è determinato con riferimento allo spazio e al numero dei soggetti che usufruiscono di tali attività e se l’utilizzazione mista è effettuata limitatamente a specifici periodi dell’anno, la proporzione è determinata in base ai giorni in cui si svolge un determinato tipo di attività.

Le percentuali si applicano alla rendita catastale dell’immobile in modo da ottenere la base imponibile da utilizzare per la determinazione dell’Imu.

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