“La preoccupazione dell’uomo e del suo destino devono sempre costituire l’interesse principale di tutti gli sforzi tecnici. Non dimenticatelo mai in mezzo a tutti i vostri diagrammi ed alle vostre equazioni” (A. Einstein)

 

Il tema delle liberalizzazioni nell’ambito delle professioni tecniche coinvolge una serie di figure cui, da sempre, viene affidata una serie di funzioni di rilevanza pubblica, in buona sostanza la tutela del Cittadini nell’interesse supremo della collettività.
Per capire da subito la portata del tema in discussione, un esempio su tutti valga quale “paradigma”: gli ingegneri sono spesso chiamati a svolgere incarichi inerenti la sicurezza strutturale, sia con riferimento alle nuove costruzioni che per gli edifici esistenti, con intuibili ricadute sull’interesse comune. Se quindi queste sono, insieme a molte altre che tutti noi ingegneri conosciamo, le nostre “mission” tipiche, non si può pensare di eliminare la funzione di garanzia svolta dagli Ordini che, con il superamento dell’Esame di Stato, possano garantire alla collettività una professione così delicata. Vediamo ora a due aspetti tra i più dibattuti in questi giorni.

 

Preventivo scritto. Dall’abolizione delle tariffe minime (cosiddetto Decreto Bersani), ogni Ingegnere che voglia alimentare concretamente l’aspettativa di vedere riconosciuto il proprio operato ha già di fatto reso consuetudinario il ricorso alla redazione di preventivi scritti per quanto gli viene chiesto di svolgere. Quest’obbligo quindi può costituire un elemento favorevole all’adozione uniforme di politiche di qualità e trasparenza per l’intera categoria che, già oggi, di fatto le adotta quasi sempre per le proprie attività professionali.

 

Assicurazione professionale. L’attività professionale, a causa della molteplicità dei riferimenti tecnici e normativi cui le professioni tecniche devono riferirsi nell’esercizio delle proprie funzioni, già oggi di fatto rende impensabile operare senza una copertura assicurativa in grado di garantire al professionista un supporto nella malaugurata ipotesi di un suo coinvolgimento nei contenziosi. Questi “incidenti di percorso” possono capitare, anche se spesso non esiste un effettivo riscontro di responsabilità tra l’operato degli ingegneri e le responsabilità loro ascritte, ma in queste circostanze una copertura assicurativa, efficace e operante in concreto, si rende necessaria per assicurare all’ingegnere la dovuta serenità pur nello svolgimento di incarichi impegnativi e con elevato tasso di responsabilizzazione. Noi ingegneri dovremo però assicurarci di poter contare su assicurazioni su misura per le nostre effettive esigenze e adeguate, per natura e copertura, a quanto a noi serve in realtà.

 

In chiusura, se si possono condividere le riforme mirate a rafforzare il Sistema Ordinistico in modo da renderlo più moderno, magari inserendo un periodo biennale post-lauream per acquisire sul campo l’esperienza minima che l’Università non ha modo di assicurare, non si può pensare di fargli perdere la sua originaria funzione di tutela della collettività, attraverso la qualificazione della categoria nel suo complesso.

 

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1 COMMENTO

  1. Caro Pierpaolo, molte Università hanno istituito l’obbligo del tirocinio nel percorso degli studi (ad es. la Laurea in Ingegneria dei Sistemi Edilizi al Politecnico di Milano) e alcune obbligano a tirocini esterni (fino allo scorso anno la Laurea in Ingegneri Edile a BG).
    Penso che questo sia preferibile al periodo di apprendistato per svariati motivi.
    Ciao

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