Dissesto idrogeologico, Clini

Un Piano nazionale per la messa in sicurezza del territorio che prevede interventi per i quali si chiederà all’Ue una deroga parziale del Patto di Stabilità.  Questa è la proposta avanzata dal Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, illustrata in un’audizione al Senato nei giorni scorsi.

“L’alternanza di forti piogge a periodi di siccità espone il territorio italiano, già sottoposto ad alto rischio di dissesto idrogeologico, ad eventi estremi che producono gravi danni soprattutto nelle aree più urbanizzate e quindi negli insediamenti produttivi – ha spiegato Clini – . Le risorse necessarie per eseguire interventi di messa in sicurezza, realizzare opere per il drenaggio e la raccolta delle acque, recuperare le aree agricole e boschive abbandonate e contrastare i fenomeni di erosione delle coste sono pari a circa 40 miliardi di euro per i prossimi 15 anni, di cui il 60 per cento sarebbe destinato ad interventi pubblici, il 30 per cento al sostegno delle iniziative delle imprese e il restante 10 per cento alle associazioni e cooperative disponibili a recuperare le aree marginali”.

“Poiché i fondi a disposizione sono esigui e non consentono una programmazione pluriennale – ha aggiunto, il Ministero dell’ambiente ha predisposto un Piano nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici e per la messa in sicurezza del territorio che prevede interventi per i quali si chiederà all’Unione europea una parziale deroga dai vincoli del patto di stabilità.

Sono infatti configurabili come misure necessarie per lo sviluppo e la crescita del continente, poiché dalla loro adozione derivano una riduzione dei danni e la realizzazione di maggiori investimenti. Il Governo ha inoltre appoggiato due emendamenti – inseriti, rispettivamente, nel disegno di legge di stabilità e nel decreto-legge per la crescita – con cui si intende assegnare alle Regioni le risorse per la messa in sicurezza del territorio e sostenere i loro progetti di prevenzione nell’ambito del piano nazionale di interventi da sottoporre al CIPE. È inoltre in corso di definizione una procedura semplificata che consenta alle Regioni stesse di adottare interventi in via ordinaria, per spendere le risorse in modo più efficace”.

Il ministro dell’Ambiente ha scritto al commissario europeo all’Ambiente, Janez Potocnik, e alla commissaria per l’Azione per il Clima, Connie Hedegaard per chiedere di includere le misure per l’adattamento ai cambiamenti climatici tra le misure infrastrutturali per la crescita, richiamate nelle conclusioni del Consiglio Europeo del 29 giugno scorso (leggi la lettera).

Il documento contiene anche i punti essenziali del programma per contrastare gli effetti degli eventi climatici estremi e chiede un sostegno alle giuste esigenze dell’Italia di finanziare, al di fuori del patto di stabilità, le misure per la prevenzione dei rischi di dissesto idrogeologico. Dissesto che ogni anno costa all’Italia 3,5 miliardi di euro.

Il Ministro è tornato anche a parlare della polizza obbligatoria per la protezione dei beni privati in caso di catastrofi naturali, intervenendo al Forum “Sviluppo ambiente salute”. “E’ impensabile – ha dichiarato – che lo Stato e le risorse pubbliche possano garantire la protezione dei beni privati dei cittadini”.

Clini ha spiegato che la logica non è quella di far pagare ai cittadini il costo di interventi che teoricamente dovrebbero essere dello Stato, ma è quella di mettere in sicurezza i propri beni, al pari di un’assicurazione per la casa contro gli incendi, per l’automobile e per tutto ciò che potrebbe essere vittima di un evento che provoca danni.

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