Si è svolto il 15 novembre a Roma il convegno promosso da Confprofessioni “Le trasformazioni del territorio e la qualità dell’ambiente. La necessità di una semplificazione normativa”. Era presente anche il Ministro dell’Ambiente Clini, il quale ha affermato che la semplificazione normativa è più urgente della riduzione delle tasse. Bruno Gabbiani, coordinatore dell’area Ambiente e Territorio di Confprofessioni, ha chiesto uno stop ai passaggi autorizzativi superflui. Presente anche Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni (www.confprofessioni.eu), che ha chiesto a tutti i professionisti un coinvolgimento nella crescita della cultura ambientale. Al convegno hanno partecipato anche autorevoli personalità del mondo dell’architettura, del diritto e dell’università.

“I liberi professionisti devono sostenere un sistema normativo che sia effettivamente applicato e che garantisca in modo efficace la conservazione e il graduale, costante incremento della sicurezza e della qualità ambientale. Tutto questo impone soluzioni di trasformazione, mentre la complessità delle norme si trasforma in pessima qualità dei risultati”. È stato Bruno Gabbiani, coordinatore dell’area Ambiente e Territorio di Confprofessioni, a tracciare le trasformazioni del territorio sulla strada della semplificazione normativa. Tema centrale del convegno, promosso da Confprofessioni, dal titolo: “Le trasformazioni del territorio e la qualità dell’ambiente. La necessità di una semplificazione normativa”, che si è svolto il 15 novembre all’Ara Pacis a Roma. Davanti al ministro dell’Ambiente Corrado Clini, Gabbiani ha rivendicato un maggior equilibrio tra gli operatori: “Il potere pubblico non può schiacciare i disegni progressivi di trasformazione dell’ambiente. I liberi professionisti rifiutano un sistema che produce passaggi e ruoli superflui, che è contro l’interesse di un Paese che per competere deve invece eliminare i costi e i tempi inutili”.
Le problematiche sollevate da Confprofessioni sono già all’esame del ministro Clini e del governo. “Dobbiamo uscire dal circolo vizioso per cui la normativa genera normativa. Stiamo facendo di tutti perché il Parlamento approvi il disegno di legge semplificazioni bis” varato dall’esecutivo a metà ottobre e che prevede, tra l’altro, un iter accelerato per ottenere l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia)  e la Valutazione d’impatto ambientale (Via). L’attuale quadro politico, però, potrebbe allungare i tempi per l’approvazione del ddl in Parlamento e il ministro Clini non esclude “la volontà del governo di ricorrere alla decretazione di urgenza, perché – ha detto il ministro – la semplificazione normativa è più importante della riduzione delle tasse”.

Le parole del ministro sono state accolte con grande interesse da parte del presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella: “I professionisti hanno molte relazioni con il territorio e la tutela dell’ambiente. Architetti ingegneri, periti, geometri, geologi, medici, avvocati, commercialisti, giornalisti, sono le categorie più coinvolte. Tutti assieme potremmo dare un contributo alla crescita della cultura ambientale, alla crescita della sensibilità e della consapevolezza che il territorio non è un bene riproducibile e che le ferite non troveranno facile rimedio e comprometteranno la competitività del Paese”.

Il convegno ha visto la partecipazione di autorevoli personalità del mondo dell’architettura, del diritto e dell’università. Andreas Kipar del Politecnico di Milano e del Consiglio nazionale della federazione dei paesaggisti tedeschi, ha ricordato che la tutela del paesaggio è scritta nella Costituzione italiana. “I turisti arrivano in Italia per questo – ha detto Kipar –, i paesaggi si trasformeranno. Dobbiamo affrontare questo problema senza ideologie di fondo. Una ricerca condotta in Germania ci porta a ragionare con categorie nuove partendo dal fatto però che la vera infrastruttura è il paesaggio”.

Secondo Antonio Mantovani, del dipartimento di ingegneria industriale nell’Università di Padova, “Valutare la qualità delle trasformazioni è un compito arduo pieno di passaggi intermedi che i tecnici amministrativi non riescono a rispettare questo perché nella normativa relativa alla Dia non esiste mai il termine perentorio. Bisognerebbe delineare meno scadenze per stabilire termini di certezza”. Mantovani propone quindi di associare i momenti decisionali da parte dell’amministrazione pubblica: “Bisognerebbe accorpare le autorizzazioni compiute e non solo dei giudizi di compatibilità per evitare tanti altri passaggi burocratici intermedi” sostiene.
Sulla stessa linea Eugenio Picozza, docente di Diritto amministrativo nell’Università di Tor Vergata propone la semplificazione delle autorizzazioni a livello organizzativo: seguire lo stesso esempio che si è seguito negli appalti pubblici. Altra proposta: per le opere di maggiore entità non si possono seguire queste linee. E allora, come sta avvenendo nel partenariato l’amministrazione dovrebbe lavorare in sinergia col privato. “Non esiste più una contrapposizione tra interesse pubblico e interesse privato. O si lavora in questa sinergia oppure non ne usciamo. Questo anche per attrarre investimenti stranieri perché con questo sistema di regole nessuno verrà mai a investire in Italia”.

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