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Imu, con una postilla il Governo Monti tenta di salvare la Chiesa

Imu, con una postilla il Governo Monti tenta di salvare la Chiesa

Nuovo capitolo della saga Imu-Chiesa. Dal 1° gennaio 2013 la Chiesa dovrebbe pagare l’imposta municipale unica sugli immobili di sua proprietà. Così richiede da tempo la Commissione europea, ma sembra che i fatti portino da tutta altra direzione.

Circa un mese fa il Consiglio di Stato ha bocciato il regolamento (vedi “Imu Chiesa, il no del Consiglio di Stato al decreto del MEF“), perché, secondo i giudici, con questo provvedimento il MEF avrebbe “compiuto alcune scelte applicative, che non solo esulano dall’oggetto del potere regolamentare attribuito, ma che sono state effettuate in assenza di criteri o altre indicazioni normative atte a specificare la natura non commerciale di una attività”. Subito il Ministero ha ribadito che tutti gli adempimenti previsti per il 2013, segnatamente con riferimento al primo versamento IMU fissato per il 16 giugno, non avrebbero subito alcun ritardo.

E ora un nuovo colpo di scena, nel decreto enti locali spunta una breve postilla grazie alla quale la Chiesa e gli enti no profit potranno evitare di pagare l’Imu (Sull’Imu segnaliamo il software gratuito di calcolo e la mappa delle aliquote comunali Imu 2012).
Basterà, infatti, specificare che nelle finalità dell’ente non viene inclusa quella di distribuire eventuali utili o, in alternativa, di destinarli interamente per scopi di valore sociale.

Un’ulteriore opportunità, per Chiesa ed enti no profit, sarà quella di mettere in evidenza che, nell’ora dello scioglimento eventuale, tutto il patrimonio accumulato venga destinato a un altro soggetto caratterizzato dai medesimi obiettivi.

Potranno, così, restare fuori dal mirino dell’Imu tanto le strutture sanitarie accreditate, si tratti di ospedali, ambulatori o cliniche, quanto le scuole afferenti alla categoria delle cosiddette “parificate“.
Per chi si occupa di cultura, sport e attività ricreative basterà la vaga dicitura di “emolumenti simbolici”.
E ora chi lo dice all’Europa?


Articolo pubblicato il 13/11/2012 in Edilizia
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