Architetti e Ingegneri Juniores (iscritti alla sezione B degli Albi) esprimono forte disappunto nei confronti di CNAPPC e CNI per come stanno gestendo l’annosa questione dei provvedimenti disciplinari nel contesto della Riforma delle professioni. Le Associazioni di laureati triennali Architetti e Ingegneri CUP3 e SIND.IN.AR.3 hanno protestato contro CNAPPC e CNI le quali vorrebbero, secondo le due associazioni, imporre un limite alle competenze dei professionisti iscritti alla sezione B dell’Albo, approfittando così dell’opportunità data dal regolamento attuativo sui procedimenti disciplinari. In questo modo CNAPPC e CNI mettono le mani sui provvedimenti disciplinari che il dpr 328/2001 ha affidato alle cure dei rappresentanti di sezione con la previsione che i provvedimenti disciplinari possono essere comminati dagli omologhi di sezione (A giudica A e B giudica B). Ecco l’appello di CUP3 e SIND.IN.AR.3 al Ministero della Giustizia.

“Può ritenersi un vero e proprio tentativo di ‘golpe’ quello messo in campo dai Consigli Nazionali, sibillino in alcuni casi e sfacciatamente evidente in altri, di alcune categorie professionali tecniche che, non essendo riuscite in questi anni a ‘imporre’, con improvvidi pareri di parte, il loro limite alle competenze dei professionisti iscritti alla sezione B dell’Albo, approfittano ora dell’opportunità presentatasi con il regolamento attuativo in materia di procedimenti disciplinari previsto dalla recente riforma delle professioni dello scorso agosto (il dPR.137/12) per chiudere definitivamente la partita, provando a mettere le mani sui provvedimenti disciplinari che il dPR.328/01, non a caso, ha volutamente affidato alle cure dei rappresentanti di sezione con la previsione che i provvedimenti disciplinari possono essere comminati unicamente dai propri omologhi di sezione (ovvero A giudica A e B giudica B).

Rivolgiamo, quindi, un accorato appello all’attento Ministro della Giustizia ed alle istituzioni tutte affinché non si avalli l’ennesimo tentativo dei vertici nazionali di queste categorie professionali tecniche di annichilire, con una così forte ingerenza su un tema tanto delicato, l’esercizio della professione tecnica di primo livello, cercando di colpire in tal modo quello che è sempre stato il loro vero bersaglio ovvero il fallimento delle lauree triennali e la restaurazione tout court del ciclo unico, operazione che porterebbe nuovamente il nostro Paese in fondo alle classifiche dei Paesi OCSE per numero di laureati.

Il CUP3 ed il SIND.IN.AR.3, come già in passato per obiettivi di interesse comune, si adopereranno in tutte le sedi opportune, anche quelle giudiziarie, per opporsi a tale disegno destabilizzante per il Paese e la categoria rappresentata. Non vorremmo mai che riuscisse la ‘revisione chirurgica del dPR.137/2012’ invocata sugli organi di informazione nei giorni scorsi da rappresentanti del PAT (Professioni Area Tecnica) proprio per rivedere le procedure disciplinari della sezione B non contemplate dalla nuova legge: il rischio serio è che l’intervento potrebbe riuscire ma alla fine il paziente sarebbe definitivamente morto”.

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