La classifica aggiornata è stata stilata da Legambiente con la collaborazione scientifica di Ambiente Italia in occasione della XIX edizione del rapporto Ecosistema Urbano sulla qualità ambientale dei comuni capoluogo di provincia. La ricerca mette a confronto 104 comuni capoluogo mediante 27 classifiche attraverso la selezione di una serie di indicatori sulle principali componenti ambientali presenti in una città: aria, acque, rifiuti, trasporti e mobilità, spazio e verde urbano, energia e politiche ambientali (pubbliche e private).

Vediamo subito quali sono le città peggiori. Non è molto difficile – spiega nel rapporto Mirko Laurenti, responsabile Ecosistema Urbano Legambiente – capire il motivo di performance così modeste: una lunga serie di “nd” che non ha permesso di valutare le performance di queste città che, soprattutto per questo motivo, si trovano in fondo alle graduatorie.

Messina
Tra i grandi centri urbani (più 200.000 abitanti) sono troppe le mancate risposte di Messina in tutti gli indici più significativi del rapporto. Gli amministratori messinesi hanno scelto di non rispondere al questionario di Legambiente, come lo scorso anno. I dati raccolti, pessimi, sono stati dunque parziali e di fonti terze, dove possibile.

Reggio Calabria
Tra le città capoluogo di medie dimensioni (tra 80.000 e 200.000 abitanti) Reggio Calabria è fanalino di coda. A differenza di Messina e Vibo Valentia in questo caso le risposte sono arrivate ma non sono state esaustive. Hanno pesato molto gli “nd” nei tre indici relativi all’inquinamento atmosferico e gli alti consumi idrici procapite, ancora in crescita rispetto alla passata edizione del rapporto che messi insieme con il 38% di acqua che viene dispersa dalla rete non scattano certo una fotografia incoraggiante.
Anche a Reggio Calabria si è visto però qualche piccolo segnale positivo: non solo la crescita evidente, ma ancora insufficiente, della percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti, ma anche il 95% dei reflui che vengono avviati a impianti di depurazione. Si tratta di  segnali deboli, ma reali, così come reale è la risposta al questionario sicuramente più esaustiva che nel recente passato.

Vibo Valentia
Per le città al di sotto degli 80.000 abitanti, l’ultima classificata è Vibo Valentia. Anche in questo caso come per Messina non c’è stata risposta al questionario. Oltre gli ”nd” in alcuni dei settori chiave della ricerca (dai tre indici legati all’inquinamento atmosferico, alle perdite della rete idrica, alla depurazione) il rapporto di Legambiente cita il dato relativo ai viaggi effettuati su mezzi pubblici dai cittadini di Vibo Valentia: ogni abitante del capoluogo calabrese prende in media una sola volta l’anno i mezzi pubblici.

Quali sono le città migliori?
Nella classifica generale delle grandi città (con più di 200.000 abitanti) le prime posizioni sono occupate da, in ordine, Venezia , Bologna, e Genova. Sono gli stessi centri urbani (e nello stesso ordine) che occupavano le prime tre posizioni del podio nella passata edizione.

Venezia
A Venezia migliora quest’anno la percentuale di depurazione dei reflui che dal 73% dell’anno scorso passa al 90% quest’anno. Restano stabili i consumi elettrici, passando da 1.170 kWh/abitante della passata edizione a 1.164 kWh/ab. Scende poi la produzione complessiva di rifiuti. Contestualmente cresce, seppur di poco, la percentuale di rifiuti raccolti in modo differenziato. Continua poi a migliorare il dato relativo ai passeggeri trasportati dal trasporto pubblico che passa dai 558 viaggi/ab./anno agli attuali 571. I trend positivi dimostrano l’impostazione positiva della città rispetto al trend generale, del tutto diversa dalla gran parte dei capoluoghi esaminati, per quel che riguarda la gestione dell’insieme della mobilità urbana a Venezia.
A Venezia, tuttavia, sono invariati o in leggero peggioramento i valori dell’inquinamento atmosferico, in particolare biossido di azoto (l’NO2 passa da 37,4 microgrammi al metro cubo dello scorso anno, a 38,8 microgrammi/mc) e polveri sottili. Su questi numeri incide molto il traffico marittimo e delle grandi navi da crociera.

Bologna
La città ha performance discrete nei parametri della mobilità e migliora un po’ per quel che concerne l’NO2, passando da 43 microgrammi al metro cubo a 38,0 microgrammi/mc, che le valgono il terzo posto nella graduatoria dedicata (era settima nella passata edizione). Sfiora il cento per cento la capacità di depurazione (è al 99%).

Genova
Migliora nettamente nei giorni medi di superamento dei limiti dell’ozono che si fermano a 21,7 giorni in media (erano 54,7 lo scorso anno). Peggiorano di poco i valori medi delle polveri sottili. Le Pm10 salgono a 23,3 microgrammi al metro cubo in media (erano 21,6 lo scorso anno), ma Genova resta prima tra le grandi (assieme a Bari) in questo indice, calano poi i consumi idrici che passano da 174,3 litri abitante al giorno dello scorso rapporto a 163 l/ab/g. Aumenta la capacità di depurare i reflui, che arriva al 98% (era al 77% lo scorso anno), così come la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti che si attesta al 30%. Scende di poco anche la produzione complessiva annua di rifiuti. Genova è seconda dietro Venezia per numero di auto circolanti ogni 100 abitanti: (47), anche se è il capoluogo metropolitano che ha il maggior numero di due ruote a motore (moto e scooter) circolanti ogni 100 abitanti.

Tra le città medie, ovvero quelle comprese tra 80.000 e 200.000 abitanti, spiccano le ottime performance di Trento, Bolzano, La Spezia , Parma e Perugia.
Le prime cinque posizioni tra le piccole città, al di sotto degli 80.000 abitanti, sono occupate da Verbania, Belluno, Pordenone, Mantova e Aosta.

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