La riforma delle professioni, attesa da vent’anni, ha deluso o no le aspettative? È stato un dibattito acceso e scoppiettante, un “faccia a faccia” di fuoco, quello che si è tenuto al Made Expo in merito alle novità introdotte dalla riforma in occasione di “I professionisti a confronto con la riforma”, convegno organizzato da Inarsind. Sul ring “tecnico” c’erano tutti gli ospiti del Sindacato, i protagonisti che dovranno attuare il DPR 137/2012. Alla Tavola rotonda sedevano infatti il presidente del Consiglio nazionale Architetti, Leopoldo Freyrie, il presidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri Armando Zambrano, la presidente di Inarcassa Paola Muratorio, il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella. Per Inarsind, il presidente del Sindacato Salvo Garofalo e per Confedertecnica, il presidente Francesco Galluccio.
Amara la conclusione che ha messo d’accordo tutti: i Professionisti godono di pochissima considerazione, come categoria, in Italia.

L’incontro ha dato vita a molti spunti interessanti: è stato fatto innanzitutto il punto sulla riforma, per chiarire aspetti complessi e controversi, mai troppo approfonditi.
Per i Presidenti del Consiglio nazionale degli Architetti e del Consiglio nazionale degli Ingegneri, il bilancio relativo alla Riforma è nel complesso positivo. Entrambi hanno sottolineato che la prima bozza era zeppa di errori e incongruenze, ma che grazie al tavolo di confronto con le parti è stato possibile rimediare a quelli più macroscopici.
Molto diverso il punto di vista di Confedertecnica, di Inarsind, e in parte anche di Confprofessioni e Inarcassa. “Sia il Consiglio degli Architetti che quello degli Ingegneri sono stati molto bravi ad operare un’azione di lobbying, ma alla fine molti nodi non sono stati sciolti. Si può parlare di una riforma mancata. E questo è un vero peccato perché gli effetti della riforma saranno più marcati sui Liberi Professionisti che non sui dipendenti di Enti pubblici o aziende”, ha osservato il presidente di Inarsind Salvo Garofalo.
Anche il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, ha sottolineato come la riforma abbia lasciato “l’amaro in bocca” a causa del “grado inferiore di interlocuzione con il governo” concessa al Patronato dei Professionisti rispetto agli Ordini. “Gli Ordini – ha detto Stella – hanno cantato vittoria, oggi ho sentito qualcosa di diverso. Considerato il liberista Monti, che ha sempre attaccato le professioni, e l’indirizzo di Catricalà con l’Antitrust ci poteva aspettare qualcosa di peggio. Rimane il fatto che i professionisti non vengono mai trattati come le imprese. Eppure il settore terziario è un settore in crescita: il mondo confindustriale sta perdendo posti, noi no. Abbiamo fatto un’indagine: nei primi 6 mesi 2012 tra licenziati e assunti il gap è in positivo di 10 mila posti. Ma se teniamo, a chi giova non tenere in considerazione i protagonisti della ripresa?”.
Di qui l’amara considerazione di cui sopra: che i Professionisti godano di pochissima considerazione come categoria in Italia, è un elemento che ha visto d’accordo tutti i partecipanti al dibattito.

Secondo punto importante di cui si è discusso è stato quello relativo ai tempi utili per l’emanazione dei regolamenti attuativi. Sia Freyrie che Zambrano hanno assicurato che saranno rispettati quelli previsti per la presentazione dei regolamenti a partire dal primo in programma regolamento per la nomina dei membri dei Consigli di disciplina provinciali che deve essere pronto entro 90 giorni dalla approvazione della legge. Freyrie ha messo in evidenza che – per quanto riguarda l’assicurazione obbligatoria, “novità” che verrà attivata tra un anno (ma che molti Liberi Professionisti già hanno) – “abbiamo intenzione di creare convenzioni convenienti per tutti gli iscritti”.

Altro argomento importante: l’iscrizione agli Albi. Questa riforma rappresenterà una spinta in avanti per le professioni? Ha chiesto Ignazio Marino. Tranchant la risposta di Paola Muratorio di Inarcassa: “Non vedo in questa riforma nulla che vada incontro all’attività vera professionale – ha detto – Chi non svolge abitualmente la libera professione non dovrebbe essere iscritto agli albi. Tra l’altro mi sembra, e questo se ben interpretato potrebbe essere il dato positivo della riforma, che il primo articolo parli di professione quindi occorre chiarire che chiunque sia iscritto all’albo deve esercitare la professione e non fare qualcos’altro”.
La questione di chi debba essere iscritto agli albi è una delle rivendicazioni del Sindacato, e infatti l’osservazione di Muratorio è stata accolta da un applauso liberatorio da parte della platea. “La questione è malposta – ha però ribattuto Freyrie – non credo proprio che il problema sia quello di restringere la comunità. Al contrario il problema è avere gente seria all’interno della comunità, ovvero uscire dal dilettantismo che, soprattutto come Architetti, un po’ avvolti da un’aurea di artisticità, spesso ci danneggia. Dobbiamo affermare regole di professionalità”.

La formazione obbligatoria e continua è un altro capitolo importantissimo della riforma. In questo senso un’altra delle novità della riforma, la formazione obbligatoria, potrebbe rappresentare un fattore positivo, anche se Freyrie ha da una parte definito “delirante” il modo in cui sono state concepite le Commissioni per il tirocinio, che di fatto saranno identiche a quelle per l’esame di Stato, dall’altra – a proposito dei dipendenti – ha affermato che bisognerà trovare dei criteri per far sì che ci sia “un’interfaccia” di crediti formativi tra la formazione prevista dalle Pubbliche amministrazioni e quelle a cui saranno obbligati i Liberi Professionisti. D’accordo Zambrano del Consiglio nazionale degli Ingegneri che ha detto: “Quello della iscrivibilità, visto da un osservatorio nazionale, non è il problema principale. Anzi, per alcuni versi il primo articolo della riforma sembrerebbe amplificare la possibilità di iscrivere agli Ordini anche i dipendenti. Il problema è un altro: e cioè che la deontologia abbia una reale rilevanza e che vengano rispettate le regole”.
La formazione è stato dunque uno dei punti di discussione: “Architetti e Ingegneri fanno da sempre formazione, ma io la chiamerei in modo più corretto aggiornamento – ha sottolineato il Presidente di Inarsind, Salvo Garofalo – e su questo non ci sono dubbi: perché le nostre sono figure professionali che stanno sul mercato, e quindi siamo necessariamente aggiornati, o non abbiamo commesse”. Anche il Presidente di Confedertecnica, Francesco Galluccio, ha evidenziato: “Sono un professionista, e quando sento parlare di formazione, non mi piace: non perché non sia d’accordo con la necessità di aggiornarmi, ma perché vorrei sapere chi è poi che dovrebbe certificare le mie competenze e in che modo”. In effetti il punto su chi formerà Architetti e Ingegneri, e come verrà certificata la competenza, è uno dei punti più critici della riforma. E se tutti i partecipanti al dibattito hanno sottolineato che la formazione è un passaggio importante, tutti hanno altresì chiarito che questa non può diventare né un ulteriore “laccio” burocratico, né un costo per coloro che già devono fare i conti con un mercato difficile.

Ignazio Marino ha anche buttato sul tavolo la questione delle Società tra Professionisti – molto dibattute in alcuni settori, come quello degli avvocati – e dell’aspetto del prelievo previdenziale al quale saranno sottoposte quando e se vedranno la luce. Garofalo di Inarsind ha ricordato che “Noi Ingegneri e Architetti siamo già da tempo abituati a collaborare in società tra professionisti. Anzi, fa parte del nostro Dna, come dimostra il nostro Sindacato. Più che introdurre le Società tra Professionisti, ci saremmo aspettati che la riforma si occupasse di aspetti più innovativi, come quello disciplinare. Avremmo voluto che i nuovi Consigli disciplinari fossero più aperti a soggetti nuovi, magari alle associazioni di consumatori. Anche sotto questo aspetto, invece, la riforma delude – ha detto molto chiaramente Garofalo – i Consigli disciplinari saranno composti dagli stessi identici soggetto che oggi svolgono quella funzione all’interno degli Ordini”. Paola Muratorio ha espresso la preoccupazione che le Società tra Professionisti “sembrerebbero addirittura non essere sottoposte ad alcun prelievo previdenziale, anche se evidentemente non è possibile”, ed è tornata a sottolineare come le iscrizioni agli Ordini non corrispondono a chi effettivamente svolge la professione, come dimostrano gli “incroci” con i versamenti a Inarcassa. Secondo Muratorio gli Ordini dovranno porsi seriamente il problema dell’accesso, visto che i numeri delle persone iscritte alle Facoltà di Ingegneria e Architettura sono molto “pesanti” – circa 300 mila persone – e quindi sarebbe opportuno individuare dei meccanismi di accesso alla professioni simili a quelli della professione medica. “Bisogna stare attenti alla filiera della conoscenza”, ha ribattuto Zambrano, ricordando che Architetti e Ingegneri scontano anche le conseguenze di un paese che da troppo tempo non investe nelle infrastrutture.

Infine, ultime ma assolutemente non trascurabili, le richieste del sindacato Inarsind. La Tavola Rotonda si è conclusa con l’auspicio che nel perfezionamento e nell’applicazione della riforma siano prese seriamente in considerazione le richieste del Sindacato: “Abbiamo intenzione di continuare a chiedere un confronto al governo – ha detto Salvo Garofalo – che deve comprendere l’importanza di confrontarsi con chi, ogni giorno, si misura con un mercato complesso, difficile eppure fondamentale per lo sviluppo del paese”. Ricordando che tra i primi punti di intervento del Sindacato ci sarà quello di proporre una nuova modalità di calcolo dei costi delle prestazioni professionali – che sia compatibile con l’abolizione delle tariffe deciso dalla legge, ma che allo stesso tempo permetta a professionisti e committenti di avere dei parametri di riferimento – ha dato appuntamento al VII Congresso di Inarsind che si svolgerà il 23 e 24 novembre a Firenze.

Fonte: Inarsind

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