Terremoto L'Aquila,la sentenza colpisce i tecnici per decisioni politiche?

Sta creando scompiglio tra i professionisti tecnici, periti e scienziati la sentenza sul terremoto de L’Aquila che ha condannato i periti della Commissione Grandi rischi che hanno preso parte al vertice di esperti poco giorni prima del sisma del 6 aprile 2009  (leggi anche “Terremoto L’Aquila, condannati gli esperti della Commissione Grandi rischi“).

Il tribunale aquilano ha, infatti, dichiarato colpevoli  Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Bernardo De Bernardinis, Giulio Selvaggi, Claudio Eva e Gianmichele Calvi, per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose, condannandoli a 6 anni di carcere, 7,8 milioni di euro di risarcimento ai familiari delle vittime e il deferimento perpetuo dagli uffici pubblici.

Nella giornata di ieri la presidenza della Commissione Grandi Rischi ha rassegnato le dimissioni (“Protezione Civile:si dimette il presidente della Commissione Grandi Rischi“)e il Dipartimento della Protezione civile con un comunicato ha precisato come questa sentenza porti alla paralisi delle attività di previsione e prevenzione, “poiché è facile immaginare l’impatto di questa vicenda su tutti coloro che sono chiamati ad assumersi delle responsabilità in questi settori considerati i pilastri di una moderna Protezione civile”.

“Il rischio è che si regredisca a oltre vent’anni fa – prosegue il comunicato -, quando la protezione civile era solo soccorso e assistenza a emergenza avvenuta. Oppure che chi è incaricato di valutare finisca per alzare l’allerta al massimo livello ogni qualvolta i modelli previsionali forniscano scenari diversificati, generando una crescita esponenziale di allarmi che provocheranno assoluta sfiducia nei confronti di chi li emette o situazioni di panico diffuso tra la popolazione. In entrambi i casi, le Istituzioni – primi fra tutti i Sindaci – che per legge hanno l’obbligo di pianificare e prendere decisioni a tutela dei propri cittadini, lo dovranno fare senza il fondamentale supporto di coloro che fino a ieri, avendo le necessarie competenze ed esperienze, fornivano valutazioni e interpretazioni sui molteplici rischi che interessano il territorio italiano e che da oggi non si sentono più tutelati dal Paese per cui prestano servizio.

In terzo luogo non si può dimenticare quanti siano i temi, drammaticamente attuali, su cui il Dipartimento della Protezione Civile rischia di perdere interlocutori essenziali: ad esempio lo sciame sismico in corso da quasi due anni nell’area del Pollino, o gli scenari di riferimento per l’aggiornamento dei piani nazionali di emergenza per i vulcani napoletani”.

“Se apparentemente la sentenza sembra interessare solo il mondo scientifico – aggiunge la Protezione Civile -, è bene ricordare, infine, che tocca invece pesantemente altre realtà e professionalità cardine del Servizio Nazionale della Protezione Civile: a partire dalle centinaia di tecnici dei Centri Funzionali e dei Centri di competenza che ogni giorno si occupano di monitorare, sorvegliare e valutare i fenomeni naturali al fine dell’allertamento delle amministrazioni e delle strutture operative; ma anche i moltissimi professionisti dei numerosi Ordini che gratuitamente e volontariamente mettono a disposizione il proprio tempo e la propria esperienza in emergenza. Ultimo esempio, in tal senso, è stato il lavoro svolto nella fase post-sisma in Emilia, dove hanno contribuito allo svolgimento di decine di migliaia di verifiche di agibilità degli edifici danneggiati.

A fronte di questo quadro, ferme restando le responsabilità per le quali ognuno è chiamato a rispondere, il Dipartimento della Protezione Civile, pur garantendo di svolgere al meglio i propri compiti, auspica che le Istituzioni del Paese trovino il modo per restituire serenità ed efficienza all’intero Sistema nello svolgimento delle proprie attività”.

Anche il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha manifestato qualche perplessità sul nodo dell’accusa, ” se fossero stati condannati per non aver previsto – ha dichiarato –  sarebbe assurdo” e sottolinea che l’errore de L’Aquila è stato aver affidato ai tecnici le decisioni che dovrebbero essere assunte dalla politica.

 

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