Il riferimento ufficiale con orientamento al Nord geografico (direzione verso il punto dove idealmente passa l’asse di rotazione terrestre) è quello adottato per la totalità della cartografia italiana, nazionale, regionale, comunale, i cui fogli si possono comunemente acquistare preso appositi uffici e anche on-line.

Nella seconda ipotesi, quella dell’arbitrarietà dell’orientamento, si potrebbe scegliere un qualsiasi punto del terreno (ben indicato come immagine e con le necessarie notizie metriche su di un foglio detto monografia, per la sua individuazione) e dare ad esso delle coordinate convenzionali, ad esempio E=1000m e N=1000m e quota H=10m; generalmente, i valori arbitrari della terna si scelgono in modo tale da ottenere coordinate positive per tutti i punti da rilevare. La direzione dell’asse N positivo (ovviamente non più orientato al Nord geografico) si può scegliere, ad esempio, verso lo spigolo di una determinata emergenza, anch’essa ben rintracciabile a posteriori (vedi figura seguente, fuori scala); risulta evidente che tale orientamento, chiamato locale, è valido solo per il rilievo di quel particolare sito.

Le metodologie per giungere allo scopo topografico, cioè alla carta che descrive un qualsiasi luogo sono:
– rilievo topografico
– rilievo fotogrammetrico
– telerilevamento

Mentre con la seconda e la terza metodologia si eseguono rilievi di grandi estensioni territoriali, con problematiche alquanto complesse, di certo la prima riguarda le migliaia di quotidiani rilievi di limitate estensioni, adoperando cognizioni ed operatività che non hanno generalmente bisogno di approfondimenti “accademici”, pur ottenendo risultati della precisione voluta.

Descriverò quindi il solo “rilievo topografico”, inizialmente detto “numerico” da Ignazio Porro (ingegnere, professore e inventore; 1801– 1875) che lo inventò  nella prima metà dell’ ‘800 e concettualmente ancora del tutto valido. D’altronde, per poter orientare al N geografico i rilievi eseguiti con le altre due metodologie, si ha bisogno di alcune operatività proprie della prima.

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