Società tra professionisti protagoniste del futuro. Quasi l’86% degli ingegneri ritiene che nell’orizzonte temporale al 2020 molti professionisti tecnici sceglieranno di organizzarsi in forma societaria anche multidisciplinare con un mutamento radicale nelle modalità di svolgimento della professione. Solo il restante 14% pensa invece che nel futuro ci possa essere ancora spazio per l’attività di libero professionista individuale.

È questo uno dei tanti risultati dell’indagine svolta dal Centro Studi del CNI in occasione del recente Congresso nazionale degli Ingegneri d’Italia di Rimini.

Questo non è un interrogativo banale. Come ha recentemente scritto il direttore della rivista Ingegneri, Fulvio Re Cecconi (leggi l’articolo Formazione continua: Cosa dobbiamo sapere noi ingegneri oggi? Su Ingegneri.cc): “la nostra professione (quella dell’ingegnere, n.d.r.), e di conseguenza, la nostra formazione, è mutata negli ultimi anni, soprattutto nel settore delle costruzioni”.

L’ingegnere come unico soggetto del processo di progettazione di un intervento sul territorio, cosa naturale anche solo trent’anni or sono”, è il ragionamento di Re Cecconi, “è oggi probabilmente un’utopia anche per interventi edilizi relativamente semplici. E se una volta l’attività dell’ingegnere era, per sua natura, svolta nel proprio studio professionale oggigiorno la pluralità delle competenze richieste per la progettazione comporta la necessità di unire, pariteticamente, differenti specializzazioni”.

“Si passa così dal successo del libero professionista del passato all’odierna tendenza a riunirsi in società di ingegneria (siano esse effettive o di fatto), in grado di rispondere meglio al mutato contesto. Alcuni soggetti incaricati della formazione degli ingegneri sembrano essersi accorti con maggiore tempestività rispetto ad altri di questo cambiamento”.

Il numero degli Ingegneri iscritti all’albo: poca fiducia
Altro dato che colpisce nell’indagine pubblicata dal centro Studi è quello relativo alla domanda sull’andamento degli iscritti agli albi professionali. Per il 57,8% del campione l’iscrizione all’albo, per effetto della continua crescita dei costi diretti e indiretti ad essa conseguenti (formazione continua ecc.), resterà appannaggio solo di chi intende effettivamente svolgere la professione con il numero di iscritti che tenderà a diminuire, anche significativamente.

Consulta i risultati dell’indagine Tutela, sviluppo e occupazione: gli ingegneri nel 2020 del Centro Studi CNI

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