Pompei non si è ancora messa in sesto, dopo i crolli che l’hanno buttata nell’ombra della vergogna in campo nazionale e internazionale. Alla città serviva da tempo che il piano straordinario per salvarla entrasse nel vivo. Bene, quel momento sembra essere arrivato, anche se non mancano ostacoli non piccoli: amianto, criminalità organizzata e disorganizzazione. Le cinque commissioni stanno infatti già aprendo i plichi con i requisiti dei concorrenti che vogliono partecipare al restauro di cinque domus, per un totale di sei milioni di euro. A metà mese si passerà alla valutazione delle offerte e all’assegnazione dei lavori.

In ottobre si procederà con il sesto bando, quello della messa in sicurezza dei terreni a confine con l’area di scavo (importo 2,8 milioni).
A dicembre toccherà alle gare che interesseranno tre delle nove regiones del la città (il valore totale è di 10 milioni di euro).
Entro la fine del 2012 il bando per “il piano della conoscenza”, uno dei cinque interventi in cui si articola il progetto di 105 milioni finanziato con risorse comunitarie e interne, verrà reso pubblico.
I lavori dovranno essere chiusi entro il 2015.

L’Italia deve rispondere dell’operazione di recupero all’Unione europea, che alla fine del 2015 ci chiederà come sono stati spesi i soldi. Il sito è molto grande, dunque difficilmente controllabile e sorvegliabile, è colpito da una situazione di pesante degrado (all’interno e all’esterno), ed è caratterizzato da alcuni situazioni pericolose e spiacevoli:
– nell’area degli scavi c’è l’amianto;
– la della criminalità organizzata sul luogo è notevole;
– manca personale di controllo.

I commissari straordinari, che dal 1997 si sono succeduti nella gestione di Pompei, hanno fallito miseramente. L’ultimo super-commissario, Marcello Fiori , è caduto addirittura in una serie di irregolarità che oggi sono al vaglio della magistratura e della Corte dei conti.

Vedremo se la nuova tabella di marcia di fine 2012 riuscirà a portare a ridare vita a un sito che, una volta, era l’orgoglio dell’Italia in Europa e, oggi, ne è la vergogna, a causa di una gestione timorosa e scellerata.

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