In Emilia c’è ancora molto da fare per la ricostruzione post terremoto. Sono stati promossi bandi pubblici per scuole, per le sedi dei municipi e delle case, molte scuole sono quasi finite e aperte e non mancano le iniziative dei privati (soprattutto per gli edifici industriali). Mentre i primi due bandi (scuole e municipi) si attribuiva molta importanza alla Qualità architettonica, il terzo (per le case) non la considera un requisito necessario.

In principio le iniziative private erano nate per far fronte alla sicurezza. Poi hanno allargato le loro prospettive, estendendosi alla ricerca di soluzioni attente al design e al risparmio energetico degli edifici.
I professionisti rivolgono un appello affinchè l’architettura e l’urbanistica non vengano lasciate in secondo piano e non vengano abbandonati i principi fondamentali legati alla progettazione sostenibile e alla qualità architettonica.

Mario Cucinella, che ha vinto un lotto per una scuola temporanea, ha dichiarato: “Se per i bandi per le scuole l’architettura aveva un punteggio molto alto, nel bando per i moduli abitativi la qualità non è un parametro di selezione. Sia che si faccia una ricostruzione temporanea che permanente, la qualità va inseguita: non si possono costruire campi profughi anche se le strutture non resteranno per sempre. Si può fare edilizia temporanea di alto livello”.

70 punti su 100 dei bandi per le scuole temporanee premiavano infatti il merito tecnico-architettonico. Molte tra le imprese vincitrici dei bandi per la realizzazione delle scuole temporanee in Emilia hanno presentato progetti realizzati da professionisti esterni, proprio per l’importanza attribuita dal bando alla Qualità architettonica. È prevedibile che altrettanto sia accaduto per il bando per gli edifici municipali temporanei, chiuso il 24 settembre, poiché è stato redatto con criteri simili.
Come ha affermato Cucinella, la qualità architettonica è stata esclusa invece dal terzo bando, quello per le case temporanee, 118 milioni per realizzare i “Pmar”, prefabbricati modulari abitativi rimovibili.
Se la politica arranca o gli Ordini fanno fatica, sono i professionisti stessi a farsi strada e con le proprie conoscenze e la propria esperienza. Anche in nome della qualità architettonica.

Altri professionisti, oltre al ben noto Cucinella, locali e non, hanno offerto il proprio know how. Due engineering, Politecnica e Arup, si sono associate nel progetto “Polarup” e hanno dato la loro disponibilità alla provincia di Modena, in autonomia e con risorse proprie, per lavorare alla ricostruzione di alcuni comuni colpiti dal terremoto.
La lettera inviata ai Sindaci da Politecnica e Arup recita: “L’idea è quella di redigere un concept di masterplan d’area con l’obiettivo di valorizzare la singolarità del contesto orientandone la ricostruzione entro percorsi di forte innovazione e sostenibilità”.

D’altra parte, anche le Istituzioni vogliono fare dire (e fare) la loro, andando oltre l’emergenza. Arriva infatti sempre più vicino al traguardo definitivo il progetto del Cnappc che mira all’istituzione di una rete nazionale di presidi di architetti volontari per la protezione civile presso le federazioni e le consulte regionali, o gli Ordini provinciali. L’obiettivo della rete è quello di supportare le attività della protezione civile, non solo in emergenza ma anche in regime ordinario.
Su proposta del gruppo di lavoro della Protezione Civile, il Consiglio Nazionale degli Architetti, Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori ha approvato il cosiddetto Codice etico del volontario. Entro il mese di ottobre sarà avviata la fase iniziale della formazione dei volontari e, il prossimo 8 novembre, presso la sede del Dipartimento della Protezione Civile, si terrà il seminario informativo destinato ai coordinatori dei Presidi e ai presidenti degli Ordini.
Inizierà poi la seconda fase della formazione, su tutto il territorio nazionale: si tratta di una serie di corsi di 60 ore, a cui parteciperanno gli architetti volontari che aderiranno ai Presidi locali.

Gli architetti si preparano a impostare la direzione che vorrebbero dare alla ricostruzione in Emilia (e non solo): qualità ed eticità.

Proprio in occasione dell’apertura ufficiale della Biennale di Venezia, si è svolta la Conferenza EU City Manifesto organizzata dal Forum Europeo pr le Politiche Architettoniche (EFAP) e da Why Factory nella quale è stato presentato un manifesto programmatico che, in particolare nell’attuale momento di crisi economica, politica e sociale, ribadisce la necessità di attuare politiche di sviluppo condivise. Il documento chiede che le istituzioni europee riconoscano e valorizzino il ruolo fondamentale dell’architettura quale strumento per lo sviluppo sostenibile, il perseguimento di modelli alternativi di crescita urbana e la valorizzazione del capitale umano e sociale. Vuoi aderire all’iniziativa? Visita eucitymanifesto.eu.

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