Che fine ha fatto il decreto sulle Società tra professionisti? A chiederselo sono in molti nel mondo delle professioni tecniche. Dal concepimento del nuovo modello societario ( introdotto dalla legge 183/2011, successivamente modificata con la legge 27/2012) sono infatti scaduti ormai da 4 mesi i tempi previsti per l’emanazione del provvedimento, che avrebbe dovuto regolamentare la società tra professionisti.

Per il numero uno del CNAPPC, Leopoldo Freyre, risulta “incomprensibile il ritardo accumulato in questi mesi nel dare avvio effettivo al provvedimento, con il varo del regolamento attuativo, che istituisce le società tra professionisti”. E sulla stessa lunghezza d’onda è anche Giuseppe Jogna, presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali che invita a una rapida approvazione del decreto sulle società tra professionisti.

Secondo indiscrezioni filtrate dal Ministero della giustizia, il decreto sulle STP sarebbe ormai pronto e potrebbe approdare in Gazzetta Ufficiale verso la metà di ottobre.

Il testo del decreto, dopo i rilievi del Consiglio di Stato, dovrebbe contenere alcune novità rispetto alla bozza circolata prima dell’estate (leggi la bozza del decreto sulle società tra professionisti del 20 giugno 2012).

Obbligo di informazione della società
Nel “nuovo” decreto sulle STP, il cliente avrà il diritto di scegliere i membri della società tra professionisti a cui affidare l’esecuzione dell’incarico e di chiedere di visionare, con congruo anticipo, la lista dei soci professionisti e quella dei soci di capitale per una verifica preventiva su eventuali conflitti di interesse.

Partecipazione dei soci di capitali a più STP
Nella sua versione originaria, il decreto poneva il divieto ai professionisti di avere partecipazioni a più società di professionisti. Non era chiaro se tale divieto si applicasse anche ai soci di capitale. Il Consiglio di Stato non ha sciolto il nodo, rimandando la palla al Governo che dovrà decidere se tale divieto può o meno essere applicato anche ai soci di investimento.

Multidisciplinarietà delle società tra professionisti
Altro nodo ancora da sciogliere è a quale codice disciplinare debbano fare riferimento le STP multidisciplinari. In base alla bozza originaria del decreto, le società tra professionisti “multidisciplinari” risponderebbero al regime disciplinare dell’ordine a cui risultano iscritte in quanto attività prevalente.

La proposta dei Giudici di Palazzo Spada sarebbe, invece, quello di modificare tale norma, prevedendo l’applicazione delle particolari regole deontologiche correlate ai settori delle specifiche attività.

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