In un comunicato stampa diffuso ieri, 16 settembre, L’Istituto Nazionale di Urbanistica ha espresso grande soddisfazione per l’approvazione dal parte del Consiglio dei Ministri del Ddl presentato dal Ministro delle Politiche agricole Catania in materia di valorizzazione delle aree agricole e contenimento del consumo di suolo. Allo stesso tempo, l’Inu ha sottolineato che nella riforma c’è un grande assente: il patrimonio urbanistico non coltivato. Mancano inoltre, e sono necessari secondo l’Inu, strumenti adeguati per garantire il contenimento del consumo. Ultima stoccata al Governo da parte dell’Inu: il Ddl Catania non deve farci dimenticare che questo provvedimento è solo una parte della più generale riforma del governo del territorio.

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Il Ddl difesa del suolo è una proposta che riguarda due temi vitali per il futuro del Paese, quali il ruolo ancora più positivo dell’attuale che potrebbe avere l’agricoltura nello sviluppo dell’economia italiana e la prospettiva di sostenibilità che una riduzione del consumo di suolo, risorsa ambientale finita e non riproducibile, comporterebbe per lo sviluppo del territorio italiano e la riqualificazione delle città.
La riduzione del consumo di suolo, in particolare, non riguarda solo le problematiche, pur importantissime del paesaggio, una ricchezza nazionale da tutelare e valorizzare, ma più in generale quelle ecologiche profonde, per le conseguenze negative che un incontrollato ed eccessivo consumo di suolo determina sulla capacità di rigenerazione delle risorse ambientali riproducibili, sulla stabilità e sulla sicurezza del sistema idrogeologico, sui cambiamenti climatici troppo spesso fonte di eventi disastrosi, sull’aumento dei consumi energetici.
L’INU ricorda, inoltre, come dal 2009 abbia dato vita insieme a Legambiente al Centro di Ricerca sul Consumo di Suolo, una struttura di ricerca appoggiata al Politecnico di Milano che in quattro anni ha evidenziato attraverso i tre Rapporti presentati le conseguenze negative del consumo di suolo, ha messo in ordine i conti dello stesso consumo al di là delle stime catastrofiche o minimizzanti prima circolanti, ha approfondito le modalità di computo e ha evidenziato le politiche più efficaci per contrastarlo. L’INU considera quindi questa prima proposta legislativa anche come un successo della propria iniziativa, impegnandosi nella continuazione dell’attività di ricerca e di proposta già intrapresa.

L’INU, tuttavia, sottolinea anche i limiti della proposta. Ma dopo i complimenti, le stoccate: dunque, il bastone e la carota per il Governo. L’Inu auspica innanzitutto che in sede di approvazione del Ddl da parte del Parlamento vengano superati due evidenti handicap della proposta, cioè l’individuazione delle aree agricole sulla base delle previsioni della strumentazione urbanistica e la proposta di contenimento del consumo di suolo alle sole aree agricole, dimenticando l’ampio patrimonio naturalistico non coltivato, anch’esso fonte di equilibrio ecologico e qualità paesaggistica. L’INU, inoltre, sollecita l’inserimento di adeguati strumenti per garantire il contenimento del consumo di suolo più efficaci di quelli indicati nella stessa proposta, quali un nuovo regime fiscale che penalizzi tale consumo e incentivi il necessario processo di riqualificazione urbana, sulla scorta delle migliori esperienze europee in materia.

L’INU ricorda, infine, come i due temi principali affrontati dal Ddl difesa del suolo siano parte di una più generale riforma del governo del territorio che l’Italia attende da molti decenni e che, in particolare, è stata resa obbligatoria dalla legge di riforma costituzionale 3/2001. Pur ribadendo la massima condivisione per la proposta presentata e assicurandone il più adeguato sostegno in base alle proprie possibilità, l’INU ricorda al Governo la necessità di affrontare al più presto riforma del governo del territorio, necessaria anche per lo sviluppo e la crescita economica del Paese.

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