A che punto siamo dal punto di vista della trasformazione delle nostre in città del futuro? Quali sono gli interventi che vanno incentivati e quanto costerebbero? La città del futuro deve essere tecnologica, sostenibile, confortevole, attrattiva, sicura: intelligente.
Il punto della situazione sul processo evolutivo delle Smart Cities realizzato è stato redatto da The European House-Ambrosetti per conto del gruppo ABB e presentato durante un workshop a Villa d’Este Cernobbio, sul lago di Como.

Ecco cosa è emerso. La notizia più importante, dal punto di vista economico, consiste nel fatto che per creare un modello urbano che garantisca qualità della vita e crescita personale e sociale di persone e imprese “nel segno di una maggiore ottimizzazione delle risorse e di maggiori spazi per la sostenibilità” bisognerebbe investire, da oggi al 2030, 3 punti di PIL all’anno, cioè 50 mld di euro annui, che potrebbero ridursi a 6 se si portasse avanti l’ “esperimento” solo nelle 10 città principali italiane. Il ritorno economico stimato è di 10 punti di Pil all’anno, grazie anche ai risparmi energetici che si ottengono dalle innovazioni tecnologiche.

Nonostante siano stati raggiunti i primi risultati positivi, dal rapporto emerge che c’è molta confusione sul tema “Smart Cities“: il 78% degli italiani non ne ha mai sentito, mentre un altro 14 per cento “non ricorda”.

Come procedere? Sette le proposte del rapporto inserite in un piano d’azione organico:
– definire una visione del Paese e una strategia per realizzarla, riaffermando il ruolo di indirizzo del Governo;
– mettere a punto una governance nazionale per i temi smart che indirizzi l’azione e componga gli interessi trasversali;
– lanciare la versione italiana del modello europeo di partenariato per l’innovazione alla smart city;
– istituire un premio per le prime 5 città che raggiungono il massimo livello di “smartness”, misurato con la metrica dei benefici effettivi per i cittadini;
– impegnarsi formalmente a portare a compimento o a chiudere definitivamente alcune iniziative avviate e mai concluse, direttamente/indirettamente legate alla smart city;
– promuovere soluzioni smart (già) disponibili e a basso costo, che possano produrre progressi significativi a brevissimo termine;
– darsi un obiettivo per superare la percezione “elitaria” dei temi smart, influenzare le aspettative e creare consenso.

Vengono ribaditi poi gli ambiti in cui le amministrazioni possono operare:
– la mobilità urbana, mobilità sostenibile, il traffico, i mezzi di trasporto, i collegamenti tra città e città e tra centro e periferia;
– la sostenibilità ambientale, la gestione del suolo, dell’acqua e dei servizi idrici, l’energia e l’impatto ambientale;
– l’ICT e i grandi progetti italiani, a partire dall’Agenda digitale, poi l’ abolizione della carta nella pubblica amministrazione, la carta di identità elettronica, il Wi-Fi pubblico;
– scuola, sanità;
– partecipazione alle politiche locali e miglioramento della qualità della vita personale.

Il resoconto comprende infine una graduatoria sulla “smartness” attuale delle città italiane. Quali sono le città più smart d’Italia?Milano è in testa con un valore di 50,8 (scala da 1 a 100), seguita da Roma con 49,7 e Venezia a 42,5.

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1 COMMENTO

  1. Solo l’8% degli intervistati potrebbe averne sentito parlare. Troppo pochi…serve maggiore comunicazione e formazione a riguardo! Che per ora sono reperibili solo sul Web…
    Complimenti per l’articolo comunque 😉

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